Date:
00 febbraio 2017 → ore 21:00

Passteatri:
00 febbraio 2017 → ore 21:00

Teatro delle Arti di Lastra a Signa

Angela Degennaro//Tiziano Scarpa

PIAF Edith Piaf: vita di un'artista//Groppi d'amore nella scuraglia_doppio spettacolo

Regia di Gianna Deidda//Emanuele Arrigazzi

ore 21
Angela Degennaro
PIAF Edith Piaf: vita di un’artista 

 

di e con Angela Degennaro regia Gianna Deidda al pianoforte Edoardo Vilella luci Gabriele Termine testi a cura di Tommaso Pieri co-produzione Compagnia Simona Bucci, Teatro Popolare d’arte con il sostegno di MiBact, dip. Spettacolo dal vivo; Regione Toscana 

 Liberamente ispirato a Au bal de la Chance. 

 In scena la vicenda artistica e umana di Edith Piaf, raccontata in prima persona da una danzatrice. Dalla danza nascono la voce, la parola, il canto, in un unico disegno coreografico sul tappeto sonoro tessuto dalle note del pianoforte.  

Il personaggio Edith è incarnato in un corpo che non le somiglia, una giovane donna bionda con gli occhi azzurri, che, danzando, conquista i suoi gesti e indossa il suo abito, le sue parole, le sue canzoni.  

Il racconto di questa vita donata fino allo spasimo al pubblico e all’arte, acquista, in un corpo così diverso, nuovi significati: la povertà, la fatica, il lavoro, le sconfitte e le rivincite, l’amore e il dolore, la parabola bruciante di Edith dal primo capitombolo sul marciapiede al seguito del padre saltimbanco, al salto mortale dell’ultimo respiro, sono il racconto del lavoro di ogni artista davanti alla materia del suo fare, di ogni uomo davanti alla fatica e alla felicità di diventare semplicemente e quotidianamente se stesso di fronte agli altri.  

E dunque, alla fine: Bravo, le clown… pour ton nez qui s’allume!  Bravo! Bravo! 

 

ore 22

Emanuele Arrigazzi
GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA
di Tiziano Scarpa

 

Emanuele Arrigazzi è uno Scatorchio irresistibile. Si immerge nei larghi pantaloni della sua maschilità e la rende umanissima. Travolgente e impetuoso, Emanuele-Scatorchio fa spalancare le risate degli spettatori e le conficca nelle profondità della commozione.

 

La sua maestria da grande attore è palese: Emanuele spesso lascia che sia Scatorchio a recitare, cede a lui il compito di imitare tutti gli altri personaggi: e così il nonno, la vedova Capecchia, il sindaco, il prete, sono impersonati dal protagonista più che dall’attore; hai l’impressione che sia direttamente Scatorchio a presentarteli. In questo modo l’immersione nel racconto è ancora più intensa, il coinvolgimento è potente, e questa storia arriva al pubblico con una forza moltiplicata.